Il Capodanno veneto: quando "el Cao de Ano" era il Bati marso!

A pochissimi giorni dal Capodanno, Feel Italy vi porta in viaggio nel passato, per raccontarvi la storia di una tradizione antichissima, ma che purtroppo è andata persa: la storia del Capodanno in Veneto che, inaspettatamente, coincideva con il Bati marso.

Esatto, avete capito bene! Nella Repubblica Serenissima il Capodanno si festeggiava il 1 marzo! Andiamo a scoprire perché.

  

Nelle regioni del nord, come il Veneto appunto, era fisiologico scandire il tempo associandolo alle stagioni.

L'inverno, freddo e poco luminoso, era un tempo di attesa, rintanati nelle casupole, o possibilmente nelle stalle, a "far filò".

Il paesaggio circostante, inoltre, induceva ad una sorta di introspezione, legata anche alle festività del periodo, come ad esempio il "giorno dei morti" suggerisce. A fine dicembre, invece, si era nell'attesa della rinascita, e nei giorni che seguivano il solstizio d'inverno si percepiva l'aumento progressivo della luce, indicandone, pieni di speranza, la quantità: "Da Nadal on passo de gal, da la Vecéta un'oreta" (nella versione più realistica "on passo de muséta").

 

Il desiderio di primavera e di calore era chiaramente ripreso da bel altri detti: "Sant' Antonio, se no gh'è el giazzo el lo fa, se el gh'è el lo desfa" (S. Antonio abate – 17 gennaio); "San Sebastian co la viola n man" (S. Sebastiano – 20 gennaio); "Per San Paolo, el giasso va al diavolo" (Conversione di S. Paolo – 25 gennaio); "Candelora nuvolora, de l'inverno semo fora" (S. Maria V. della Ceriola – 2 febbraio).

 

E' proprio l'ultimo di questi detti, incita gli animi a non scoraggiarsi. Verso gli inizi di marzo, infatti, la primavera comincia a far capolino tra la natura. La vegetazione inizia timidamente a ri-nascere;  per incitarla nasce dunque il batimarso, segnato dal baccano prodotto con la percussione di lamiere, bidoni, pignatte e ogni genere di oggetti metallici, ritmato con filastrocche su marzo, usuali di ogni luogo, da parte dei giovanotti del paese. Esso era il vero Capodanno delle stagioni, del ritmo di una vita che viveva in totale sintonia con il mondo circostante, che ne conosceva l'autentica natura. Un Capodanno che corrispondeva ad un risveglio reale e tangibile.

 

Ecco, dunque, da dove nasce l'etimologia dei mesi di settembre, ottobre, novembre e dicembre: essi erano effettivamente il settimo, l’ottavo, il nono e il decimo mese dell’anno, come indicano i loro nomi. Gennaio e febbraio erano, insomma, gli ultimi mesi dell’anno. Nei documenti dello Stato si scriveva, in latino, “more veneto”, alla maniera veneta.

Il calendario gregoriano voluto da papa Gregorio Magno nel VI secolo aveva invece collegato il Natale alle festività per l’anno nuovo a quelle del Natale. La conquista napoleonica del 1797 introdusse il calendario gregoriano anche a Venezia. Per la Serenissima il capodanno veneto del primo marzo era infatti una festività ufficiale.

 

 

 

Il Bati marso era un'usanza diffusa in quasi tutto il Veneto (nell'area montana era un momento decisamente importante, basti immaginarsi che la neve poteva tardare a sciogliersi ad inizio aprile) nel Trentino, in Friuli e in alcune altre località del nord Italia. Il nome poteva essere diverso: osade de marso, ciamare marso, tratomarso, batar marso, batar l'erba, criar marso, incontrar marso, movar incontro a marso, brusamarso, Kalendimarso, batare i pulzi ecc.

Questa tradizione aveva profonde radici nel tempo, e probabilmente come tante che segnavano i passaggi di stagione e i giorni degli equinozi e dei solstizi ( Natale, Epifania, S. Giovanni,ecc.), risalivano alla preistoria o a Roma. 

Nel giorno prima del plenilunio che si manifestava dopo il primo di marzo, anticamente corrispondente all'inizio dell'anno (come nei territori della Repubblica di Venezia), un uomo vestito di pelli, chiamato Mamurio Veturio (il vecchio marte), che significava il marzo dell'anno precedente era cacciato fuori della città a bastonate. Si potrebbe quindi trovare una corrispondenza con il nostro batimarso e anche con il brusar carnevale.

 

È il caso anche di puntualizzare che Marte originariamente era il dio della vegetazione e che più tardi, essendo il mese nel quale si radunavano i guerrieri (Campo di Marte, donde il toponimo Campomarzo di Lendinara), prima di andare a saccheggiare e ad invadere, divenne dio della guerra. Si può supporre che in seguito si siano associati i cosiddetti maridozi, probabilmente perché erano un po' di conseguenza di quest'esplosione giovanile del batimarso. Consistevano in grida di proposte in burlesco di abbinamento matrimoniale, sempre la sera del primo marzo, sotto la casa delle giovani da marito.

 

All’imbrunire del primo giorno di marzo s-ciàpi (gruppi) di giovani andavano per i paesi, fermandosi davanti alle case delle tose (ragazze) da sposare, e con trombe, corni, campanelli e bidoni vuoti incominciavano una diabolica sinfonia, accompagnati da urla e fisc-i (fischi). Terminato il baccano, il caporione della comitiva chiamava per nome la ragazza da maritare, assegnandole cioè un marìo (marito). Ecco una parte della lunga filastrocca di quella giornata di festa:

 

Ti (nome della signorina) se non ti si al balcon,

leva suzo (su) che xe arivà un buon partito,

ma che partito che sia mi non lo so;

speta che me supia (soffia) il naso e dopo te lo dirò.

Xe qua Marso, e Marso volen che sia

de la bela ragassìa.

 

Qualche volta per far arrabbiare le ragazze più bella, i ragazzi proponevano per marito un vecio, un stùrpio o un desgrassià (un vecchio, uno storpio o uno sciancato); allora, piene di rabbia, invece d’invitare i giovani a bere un bicchiere di vino, dalle finestre buttavano giù un caìn(catino) d’acqua fredda o, peggio ancora, un vaso da notte!

 

Se non avete, dunque, deciso cosa fare a Capodanno, vi suggeriamo di festeggiarlo tra qualche mese!

 

Laura

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Commenti: 3
  • #1

    Moreno (martedì, 03 gennaio 2017 13:04)

    Buongiorno Laura,

    lezendo el bel articolo sul Bati Marso me son dimandà fin a quando a Lendinara sta tradission la se gà praticà. Gavì notissia al rigoardo?

    Segnalo sto libro che gò edità 10 mesi fa propio su le feste del Capodanno Veneto, par far presente come sta tradission inpregnà de la religiosità arcaica, gà influensà la Storia de Venessia e i meravigliosi Calendari illustrati medievali. http://www.quiedit.it/scheda.aspx?id=422
    Dal Popolare al Sublime.

    Moreno Menini (Vr)

  • #2

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