Le Ville dei Colli Euganei: un itinerario tra natura e cultura.

Una proposta di itinerario cicloturistico: pedala con noi!    #parte1

Oggi vi proponiamo un itinerario del tutto nuovo tra le colline di Padova, a piedi della vostra due ruote. Un viaggio alla scoperta delle meno note ville venete, tra vigneti e dolci rilievi, che allietano il paesaggio e regalano scorci veramente affascinanti. 

Non vi resta che inforcare la bicicletta e pedalare insieme a noi!

 

DISTANZA: 35 km circa

DIFFICOLTA' : media

DISLIVELLO: 100 mt

DURATA: 6 ore, soste comprese

inizio ore 9.00 - fine ore 16.00

 

Il percorso ha inizio da Villa dei Vescovi, con una visita guidata allo splendido gioiello di architettura pre palladiana che si staglia sulle dolci colline di Luvigliano di Torreglia.

Percorrendo la strada sottocosta del Monte Alto, giungeremo dunque a Villa Draghi, palazzetto dall'architettura neogotica veneziana e risalente al XIX° secolo; essa è attuale sede del Museo Internazionale del Vetro d'Arte e delle Terme.

Proseguiremo dunque lungo una porzione dell'anello ciclabile dei colli Euganei, godendo del panorama circostante. Giungeremo in seguito al Catajo, monumentale edificio della famiglia Obizzi, risalente al secolo XVI ed il cui nome lega questo castello, anche se solo mitologicamente, alla Cina di Marco Polo.

Dopo una sosta ristoratrice, riprenderemo il percorso per arrivare nei pressi di Villa Emo, caratterizzata da un incantevole giardino ed un'architettura con chiari riferimenti al Palladio; il suo architetto, infatti, non fu altri che Vincenzo Scamozzi, allievo del Maestro e grande esecutore degli stilemi classici, tanto amati all'epoca rinascimentale.

L'itinerario, toccando brevemente il parco del Castello di Lispida, giungerà a Villa Barbarigo, dimora Seicentesca con uno dei labirinti più suggestivi del territorio. Il bosso che costituisce le siepi di quest'architettura en plein air, è originale del XVII secolo e permette al visitatore di vivere un'atmosfera da favola.

Dopo una brevissima salita, si attraverserà Galzignano Terme per giungere nuovamente a Torreglia, dove terminerà dunque la splendida giornata su due ruote a Villa dei Vescovi.

 

 

UN APPROFONDIMENTO SULLE VILLE CHE VISITEREMO

Villa dei Vescovi

Edificata tra il 1535 ed il 1542 come dimora di villeggiatura estiva per il vescovo Francesco Pisani, la splendida villa di Luvigliano, frazione di Torreglia, si erge come allora sul terrazzamento scandito dai filari di vigneti, dominando il lussureggiante paesaggio euganeo.

La sua architettura, disegnata da Gian Maria Falconetto, richiamano non solo l'architettura della Roma papalina di allora, ma anche il concetto di villa romana in un contesto extraurbano acquisendo, a ragion veduta, tale titolo ancor prima delle ville palladiane.

Tra i vari artisti che si susseguirono, non possiamo non ricordare Giulio Romano, l'allievo più dotato di Raffaello, e Lambert Sustris, pittore fiammingo, in grado di fondere l'arte del paesaggio, tipica dei pittori del nord europa, alla capacità di creare figure antiche, alla pari degli artisti italiani dell'epoca.

Accanto al carattere di dimora mondana, pensata per accogliere ospiti illustri, circoli umanistici e la cerchia del vescovo, emerge un desiderio di apertura e dialogo con la natura circostante che si manifesta nelle due bellissime logge, situate nei lati est ed ovest.

La decorazione di questi ambienti, che si pongono come luoghi di comunicazione tra interno ed esterno, mira a fondere le due dimensioni tramite un largo impiego di elementi naturalistici, quali il finto pergolato di paesaggi marini o campestri tipici della maniera fiamminga.

L'arte imita la natura, rivaleggiando con lo spettacolo che si dispiega a perdita d'occhio dalle ampie arcate delle logge.

la villa è stata donata nel 2005 al FAI dalla famiglia Olcese che lo gestisce, dopo lunghi ed intensi anni di lavori di restauro. Per chi volesse vivere la magia di respirare l'atmosfera rinascimentale del luogo, consiglio vivamente l'esperienza di soggiornare presso le foresterie della villa.

Villa Draghi

Villa Draghi, per i locals, rappresenta il grande classico della domenica. Il suo parco è, infatti, meta di molti: trenta ettari di boschi, prati, poggi che offrono suggestivi squarci del paesaggio collinare euganeo. A mezza costa del monte Alto, che sovrasta il parco, si trova la villa, uno degli ultimi episodi della straordinaria stagione della villa veneta. L'assetto odierno si deve a Pietro Scapin, secondo proprietario dopo Alvise Lucadello, che nel 1848-50 demolì la dimora preesistente per erigere l'attuale edificio, progettato secondo il gusto neogotico dell'epoca, con l'elegante merlatura a coda di rondine che ricorda quella di palazzo Ducale a Venezia.

Nulla è rimasto degli arredi, venduti dagli ultimi proprietari, la famiglia Draghi, cui è succeduto il Comune di Montegrotto Terme, che ha provveduto al restauro ed ha allestito il Museo Interazionale del Vetro d'arte e delle Terme, in cui sono esposti oggetti di grande valore artistico realizzati dai più famosi vetrai di Murano, come Venini, Granirei e Del Negro. Una sezione del museo ospita invece i reperti archeologici di epoca romana rinvenuti nell'area termale.

Catajo

E' impossibile non notare l'imponente mole di questo castello, che si staglia tra il canale e le pendici del Montenuovo.

Le robuste mura merlate, le torrette, la posizione: tutto fa pensare ad una fortezza medievale. Ed era proprio questo, forse, l'effetto cui miravano Pio Enea I degli Obizzi ed il suo architetto, Andrea della Valle, quando nel 1570 fecero edificare quella che in realtà altro non era se non la fastosa dimora dell'ambizioso capitano di ventura.

All'interno, infatti, l'atmosfera medievale lascia il posto a tratti tipicamente cinquecenteschi: nel cortile dei Giganti risuona ancora l'eco delle scenografiche rappresentazioni teatrali, tornei ed addirittura naumachie - dato che il prato, tramite una ingegnosa rete idraulica, poteva essere allagato - che allietavano gli ospiti del palazzo. Il gusto dell'epoca per l'esotico si nota nella fontana dell'Elefante, in cui elementi mitologici romani si fondono ad altri scopertamente orientali: il grande elefante che fa parte del gruppo scultore è uno degli unici tre dello stesso secolo presenti in Italia, insieme a quello di Bernini a Roma e a quello del parco dei Mostri di Bomarzo.

Ma sono soprattutto le sale del piano nobile, in cui i brillanti affreschi coprono ogni centimetro della superficie, porte comprese, a rivelare la vocazione dell'edificio. Per la realizzazione di questo sontuoso ciclo fu chiamato uno degli artisti più importanti dell'epoca, Giambattista Zelotti, allievo di Paolo Veronese.

E poi lo splendido terrazzo, una vera e propria sala da ballo a cielo aperto, da cui si gode un panorama incantevole sui colli circostanti e sul grande parco, il giardino delle Delizie, con i suoi alberi secolari.

Solo un'ombra grava sullo splendore rinascimentale del castello: è il fantasma di Lucrezia Dondi dall'Orologio, moglie di Pio Enea II degli Obizzi, tragicamente assassinata da un innamorato non corrisposto nel suo palazzo padovano. Il suo spirito è giunto qui con la pietra insanguinata sulla quale era caduta la donna, portata dal marito disperato, e da quel momento vaga per i salotti affrescati, rinnovando la sua pena.

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Commenti: 1
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