Un complesso di chiese unico al mondo e una piazza magica.

Quando si parla di turismo esperienziale si parla chiaramente di un turismo diverso da quello classico, un viaggio o un'escursione che sia scoperta, approfondimento, condivisione dei paesaggi e delle città con chi questi luoghi li vive quotidianamente.
Ciò non significa che le mete del turismo tradizionale debbano essere snobbate o ignorate. In qualsiasi guida turistica di Bologna troverete menzionata piazza santo Stefano, il che la pone in una condizione di "meta classica per turisti"; eppure, io non permetterei mai che un visitatore di Bologna lasci la città senza avere visto questo gioiello.

C'è da dire che, oltre ad essere frequentata da gruppi di turisti, piazza santo Stefano resta un luogo vissuto da tantissimi bolognesi, che qui vengono per andare in chiesa, fare aperitivi ai tavolini all'aperto, leggere seduti direttamente sulla piazza. Da quando sono arrivata a Bologna, questa piazza è stata per me un luogo magico. Meravigliosa a tutte le ore del giorno e della notte, è il mio luogo ideale per raccogliere pensieri, leggere un libro, trovare un po' di refrigerio d'estate sotto i suoi portici, godere dei tiepidi raggi di sole in inverno al centro della piazza, ammirare le sfumature del cielo e la luce che si riflette sulla sfilata magnifica di palazzi quattrocenteschi e cinquecenteschi, come il bellissimo Bolognini Isolani la cui lunghissima corte conduce fino in Strada Maggiore. Anche per questa commistione di passato architettonico e presente sociale, l'ampio spazio antistante la basilica è uno dei luoghi più  suggestivi di Bologna. Il lusso e la ricchezza, che da sempre appartengono a questa zona, vengono mantenuti sottotono. Non ci sono vetrine sfavillanti sulle facciate dei palazzi senatori come Casa Berti o, sul lato opposto, il palazzo Salina Amorini Bolognini  e le Case Tacconi. Ognuno di questi palazzi meriterebbe di sicuro una descrizione dettagliata e approfondita, ma vale la pena almeno ricordarsi di ammirare la facciata del suddetto Salina Amorini, al civico 11 della piazza, dalla quale spuntano numerose teste di terracotta, una diversa dall'altra (c'è addirittura un turco con baffoni e turbante).

 

In fondo alla piazza si ergono le facciate di tre chiese (del Crocifisso, del Sepolcro e dei santi Vitale e Agricola) che sembrano una, pur essendo differenti quanto a stile e periodo di costruzione, forse grazie all'uniformità conferita dal comune utilizzo dei mattoni rossi.

La Basilica di Santo Stefano è comunemente nota come il "complesso delle sette chiese" (anche se oggi ne restano soltanto quattro) perché tanti erano gli edifici che componevano, in origine, il complesso concepito a riproduzione del Santo Sepolcro. Secondo la tradizione, fu il vescovo Petronio nel V secolo a volerlo costruire dopo un viaggio in Terrasanta. In realtà, quella che è considerata la Santa Gerusalemme di Bologna sorse nello stesso luogo in cui nell'antichità esisteva un tempio pagano a forma circolare dedicato alla dea Iside. La forma attuale della basilica è quella datale nel XII secolo dai monaci benedettini ai quali era stata affidata.

La varietà della facciata, nella sua sostanziale omogeneità, non è che il preludio a quello che si trova all'interno e che consente di compiere un viaggio incredibile attraverso secoli di storia cittadina, in un susseguirsi mirabolante di stili e vicende. La prima chiesa in cui si entra è quella detta del Crocifisso che, a dispetto della facciata romanica, è di origine longobarda e si presenta come un semplice edificio a un'unica navata, abbastanza spoglio. Qui si trova la colonna contro cui Cristo venne flagellato e che sarebbe stata portata da Gerusalemme dal patrono cittadino. In fondo a questo primo spazio, scendendo alcuni gradini, si accede a una piccola cripta a cinque navate, suddivise da numerose colonne, tutte diverse le une dalle altre. Il mio consiglio è di prendersi tutto il tempo che si vuole in ogni singolo ambiente, perché il luogo invita alla pace e alla meditazione, e sarebbe un peccato non goderne appieno.

 

Da qui si passa alla parte più antica del complesso, la chiesa del Santo Sepolcro, di forma ottagonale, dove un tempo erano conservate le reliquie di Petronio, ora custodite nella basilica che porta il suo nome. La chiesa è circondata da dodici colonne che si sviluppano intorno a un'edicola del XII secolo che rappresenta il sepolcro di Cristo. Alcune di queste colonne sono di origine romana e probabilmente appartengono all'antico tempio pagano che sorgeva in questo luogo.

 

Da questo punto si può accedere alla chiesa in stile romanico dei santi Vitale e Agricola, bellissima nella sua semplicità, che ricorda il sacrificio dei due martiri, oppure uscire per un attimo all'esterno, nel primo dei due chiostri, il cosiddetto cortile di Pilato, circondato da un colonnato romanico e con al centro un'antica vasca in pietra, una copia risalente all'VIII secolo della vasca in cui il prefetto si sarebbe lavato le mani.

 

L'ultima chiesa superstite del complesso è quella della Trinità o del Martyrium, che conserva il bel gruppo ligneo policromo realizzato nel XIV secolo da Simone dei Crocifissi e raffigurante l'adorazione dei Magi.

L'ultima tappa del percorso conduce tra le colonne di un altro chiostro romanico-gotico, più grande del precedente e con due ordini di colonne con capitelli antropomorfi e zoomorfi. Sembra che il giovane Dante Alighieri, nel suo soggiorno bolognese, fosse solito trascorrere molto tempo qui dentro, immerso nello studio o nella lettura.

 

Alla fine della visita, godrete ancora della bellezza della piazza, o potrete dirigervi verso via santo Stefano, verso le due torri, o ancora verso strada Maggiore.. siete al centro di Bologna, non avete che l'imbarazzo della scelta :-)

 

Silvana

 

 

 

 

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