L'isola di Sant'Erasmo: tra carciofi e biciclette...a Venezia!

Venezia, città d'acque... ma anche di terra!

Eh sì, per chi non lo sapesse, i Veneziani ci avevano visto lungo e, per garantirsi la sussistenza in quella che un tempo era una laguna paludosa, salmastra, ma soprattutto MALARICA, si erano ricreati la campagna a due "passi" da casa!

Da Fondamenta Nuove si prende la linea 13 del vaporetto e in mezz'ora non ti sembra nemmeno di aver lasciato la terraferma!

Sant'Erasmo è così, è un posto surreale rispetto alla realtà circostante ed ha l'aspetto di un qualsiasi paesaggio della costa lagunare veneta.

L'isola del Santo, protettore dei marinai (che, tra l'altro, viene chiamato anche Sant'Elmo) è una piccola oasi galleggiante. 

Ho avuto la fortuna di visitarla nuovamente, dopo tanti anni dal primo innamoramento,  in una giornata soleggiata e tiepida (come direbbero i veneziani, una vera e propria "giornata da Sant'Erasmo"!).

La prima volta, per quanto fossi con dei veneziani DOC, mi ero spiaggiata a mangiare pesce fritto sotto l'ombra della Torre Massimiliana e nulla più: questa volta, invece, l'ho vista proprio bene, ed è stato emozionante!

In sella ad una bici, insieme ad un gruppo di francesi, abbiamo esplorato l'isola da nord a sud, e l'atmosfera che si respira è veramente unica e gli scorci che ogni singolo angolo dell'isola offrono sono veramente molto suggestivi. 

Partendo dalla fermata Capannone, guardandosi dietro le spalle, c'è già da dire molto. L'isolotto che si ha di fronte è il Lazzaretto Nuovo e veniva utilizzato come luogo di quarantena per le navi provenienti dal Mediterraneo. Venezia, infatti, ha avuto a che fare con innumerevoli di epidemie di peste, spesso arrivate proprio dai ratti che si nascondevano nelle navi, e per questo avevo escogitato questo sistema, a mio parere molto sensato!

Camminando lungo la Strada Vicinale dei Forti, si giunge all'unico B&B di tutta l'isola il Lato Azzurro, che noleggia bici a pochi euro.

Da lì alla Torre Massimiliana la strada è veramente breve, ma vale la pena sostare qualche minuto per ammirare l'unica vera attrazione dell'isola che si riassume, appunto, in questa torre difensiva ottocentesca. Il nome fa chiaro riferimento al granduca Giovanni Massimiliano, che di torri massimiliane ne concepì ben 27, ma questa è l'unica torre presente in laguna.

Attualmente è data in gestione al Parco della Laguna Nord di Venezia e spesso ospita mostre ed eventi interessanti. Si tratta comunque di un piccolo centro nevralgico per l'isola; a due passi c'è infatti una delle spiagge più amate dai veneziani, el bàcan, mèta estiva dei residenti che, tra una frittura di pesce e l'altra, traggono sollievo dal caldo lagunare, lontani dalla bolgia cittadina.

Considerata l'imponenza del forte , è giusto ipotizzare che l'isola fosse soprattutto a vocazione difensiva, anche precedente all'arrivo dei francesi ed austriaci. 

Il motivo è ben chiaro: quest'isola, la seconda più grande dopo Venezia, si trova in un punto veramente strategico, in quanto funge da barriera naturale tra Venezia ed il mare Adriatico. Ed infatti questa caratteristica è ben nota anche per un altro motivo: dalla torre e per qualche km, si scorge chiaramente il cantiere per la realizzazione del MOSE. La bocca di porto tra Sant'Erasmo e San Nicolò del Lido rappresenta uno dei tre passaggi per le imbarcazioni che vogliono raggiungere la città.

Proseguendo, ci si ritrova immersi nei canneti e l'esperienza è davvero unica! Ogni tanto si scorgono alcune chiuse o chiaviche che, mentre in campagna servono ad alimentare i fossi per garantire acqua ai raccolti, su quest'isola venivano utilizzate quasi esclusivamente per l'allevamento di pesce.

Tra una pedalata e l'altra ci si può inoltre fermare per una visita a dei produttori agricoli: l'isola, infatti, è ben nota per due prodotti veramente ottimi: il carciofo violetto con le sue castraure, ed il miele al carciofolagunare.

Il carciofo violetto è veramente il prodotto dell'isola e la raccolta si effettua normalmente ad aprile. Ciò che fa letteralmente impazzire i buoni intenditori sono appunto le castraure, frutti della pianta del carciofo che vengono tagliati per primi, in modo da permettere lo sviluppo di altri 18-20 carciofi laterali (botoli) altrettanto teneri e gustosi.

Si dice infatti che il terreno di quest'isola, dovuto anche dal fatto che tutt'intorno c'è acqua salmastra, sia veramente unico e che favorisca la produzione di un miele molto particolare, il miele lagunare appunto: un miele leggermente salato e chiaramente made in Sant'Erasmo.

 

Proseguendo verso Nord, ecco che spuntano due isole veramente belle: San Francesco del deserto e Burano.

Della prima si vede svettare un campanile, a testimonianza che San Francesco vi dimorò per diverso tempo, per trovare pace e meditazione, della seconda si intravedono le case sgargianti dei pescatori che ancora vivono nell'isola dei merletti.

L'idea del dipingere le case con colori sgargianti serviva a permettere ai marinai di riconoscere le proprie case anche da distante, nelle terribili giornate invernali, quando la nebbia è veramente fitta e non lascia scampo!

 

E così, proseguendo verso Capannoni, si riescono a scorgere le colture dell'isola definita da tutti come la "campagna dei veneziani".

Sono veramente felice di aver avuto l'opportunità di riscoprire una Venezia fatta ancora di veneziani, di dialetto, di persone autentiche e genuine.

 

This is Venice! This is Feelitaly  :)

 

Laura

 

 

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Commenti: 1
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