Avete mai visto il porticato più lungo del mondo?

A Bologna c'è un posto che dà ai bolognesi il senso di "casa": la basilica che sorge sul colle della Guardia, ossia il santuario della Beata Vergine di San Luca, è uno dei simboli per eccellenza della città, uno tra i più importanti per gli autoctoni, perché è il primo che si scorge dalla tangenziale e dalla ferrovia quando si ritorna in città.

Non tutti sanno che, per raggiungerlo a piedi come vuole la tradizione, si deve percorrere un porticato che si inerpica per 3,796 chilometri fino alla vetta del colle suddetto. Un portico da guinness per estensione, il più lungo del mondo, che conta lungo il percorso seicentosessantasei archi e quindici cappelle, costruito per proteggere i pellegrini dalle intemperie tra il 1674 e il 1793 sotto la guida dell'architetto Gian Giacomo Monti e poi di Carlo Francesco Dotti, che si occupò anche del rifacimento della basilica e che progettò l'arco del Meloncello. Moltissimi cittadini parteciparono alle ingenti spese per realizzare l'opera e tanti collaborarono anche in prima persona ai lavori: per trasportare i materiali necessari alla costruzione del tratto collinare del portico, i bolognesi parteciparono in massa a un lunghissimo "passamano", formando una catena umana che viene rievocata ogni anno a metà ottobre e che simboleggia la capacità di risolvere i maggiori problemi solidarizzando e unendo le forze. Per maggiori informazioni sull'edizione di quest'anno, potete dare un'occhiata qui.

Riguardo al numero degli archi, 666, interpreti della Cabala si sono sbizzarriti collegandolo al demonio: quel che è certo è che essi sono dimostrazione vivente dell'ostinazione e dell'impegno dei bolognesi nella realizzazione di un'opera faraonica unica al mondo.

 

Salire a piedi a san Luca è una palestra naturale molto utilizzata dai bolognesi. In particolare nel weekend e nei giorni festivi, si incontrano tantissime persone che passeggiano o corrono, sfruttando le naturali salite, discese, la presenza di scale. 

 

Come dicevamo, è la la tradizione stessa che  vuole che il santuario venga raggiunto a piedi, nonostante ci siano ovviamente autobus che dal centro della città permettono di arrivare comodamente su. Il tragitto a piedi è consigliatissimo, anche perché inizia da una delle strade più belle e più lunghe di Bologna, via Saragozza. Parte dal centro, tra via Urbana e via Collegio di Spagna, supera la porta e arriva all'arco del Meloncello, punto di partenza per San Luca. Via Saragozza è una delle strade che meglio fa comprendere la filosofia dei portici, che alternano democraticamente tratti popolari e tratti borghesi, il moderno e l'antico, il passato e il presente. C'è la via Saragozza del Bar Margherita di Pupi Avati e la Saragozza avenue in cui volare in bicicletta verso il nuovo millennio di Jack Frusciante è uscito dal gruppo. Via Saragozza è l'immagine dei contrasti della città e della capacità di armonizzarli: da un lato ci sono i portici con i loro angoli bui, dall'altro la collina e gli spazi aperti e verdi; da un lato palazzi borghesi e negozi, dall'altro ville, palazzine e giardini. Tutto si riunisce fino all'arco del Meloncello.

 

Questo scenografico arco che scavalca via Saragozza fuori porta e da cui parte il lungo portico che sale alla basilica di san Luca, prende il nome da un piccolo corso d'acqua che scorre lì vicino, il rio Meloncello appunto. Costruita tra il 1719 e il 1732, la volta fu disegnata dall'architetto Carlo Francesco Dotti. Caratterizzato da stile barocco, l'arco è tutt'oggi un luogo di riferimento e d'incontro per quanti intraprendono la salita a san Luca a piedi o in bicicletta. In più punti ricorre lo stemma della famiglia Monti Bendini, la quale sovvenzionò in maniera cospicua la costruzione dell'arco, che rispondeva a più esigenze: raccordare il tratto di portico in piano con quello che sale alla basilica prevedendo un sovrappasso pedonale e, nel contempo, il regolare fluire del traffico lungo via Saragozza.

 

La basilica di san Luca fu fondata da una giovane donna del medioevo, Angelica Bonfantini, decisa a consacrare la vita all'eremitaggio e alla preghiera. Ricevuti in dono dalla famiglia alcuni terreni sul colle della Guardia, nel 1193 si recò a Roma per incontrare il papa Celestino III, che le consegnò una pietra benedetta da porre alla base della futura basilica. Alla morte di Angelica, nel 1244, il monastero e la chiesa erano già floridi e ben consolidati. L'edificio attuale, in stile barocco, è frutto di successivi ampliamenti e nuove costruzioni, soprattutto di epoca settecentesca. All'interno, oltre alla piccola icona della Vergine con il bambino, si possono ammirare pale d'altare del Guercino, di Guido Reni e di Donato Creti.

 

Una volta visitata la chiesa, si può scendere in città seguendo la stessa strada dell'andata oppure scegliendo il "sentiero dei Bregoli": attraverso un suggestivo paesaggio boschivo, si raggiungerà così il parco Talon, uno dei più belli di Bologna. Ma questa è un'altra storia :)

 

Silvana

 

 

 

 

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Commenti: 1
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