Mons Belli, Mons Bellus o Mons Bellius? Vi portiamo a Monteveglio!

Lo scorso maggio, in collaborazione con il festival di turismo responsabile It.a.cà, abbiamo organizzato un'escursione a Monteveglio, sulle prime colline bolognesi.
Questo piccolo comune è confluito nel 2014 nel comune sparso di Valsamoggia, che comprende anche Bazzano, Castello di Serravalle, Crespellano e Savigno. Siamo nel cuore della valle del torrente Samoggia, a ovest di Bologna, in un territorio collinare caratterizzato da boschi che si alternano a coltivazioni agricole e zone calanchive. Sul colle, alto 260 metri, si trovano il complesso monumentale dell'Abbazia di Monteveglio e i resti delle antiche fortificazioni. Sia il colle che il territorio circostante, ricchi di flora e fauna particolari, sono stati costituiti in Parco Regionale dell'Abbazia di Monteveglio, il più piccolo tra i parchi regionali dell'Emilia Romagna.

 

Sapete da dove deriva il toponimo Monteveglio? Delle tre ipotesi esistenti (Mons Belli, monte della guerra; Mons Bellus, monte bello; Mons Bellius, monte della famiglia Bellia), la più accreditata dagli storici è la prima, perché su questi colli i romani, prima del loro stanziamento, affrontarono una dura battaglia contro i galli. Fu solo l'inizio di una serie di vicende storiche che hanno avuto luogo in questa terra. Feudo dei Canossa, Monteveglio fu ad esempio fondamentale per la resistenza che la contessa Matilde oppose all'imperatore Enrico IV, venuto in Italia per vendicarsi della famosa umiliazione subita sotto le mura del castello dei Canossa dal papa Gregorio VII. Fu proprio alle porte di Monteveglio, in uno scontro alla Cucherla, che l'imperatore vide morire il figlio in un combattimento e forse incrinarsi la speranza di sottomettere il papato alla sua politica. Poco dopo infatti, Enrico IV tolse l'assedio, lasciando la vittoria a Matilde e Gregorio VII. 

Per alcuni secoli poi, Monteveglio seguì le alterne vicende delle lotte tra Bologna e Modena e tra guelfi e ghibellini. Il suo castello fu periodicamente conquistato, distrutto, riconquistato e ricostruito, fino all'ultimo terribile assedio nella primavera del 1527, quando i Lanzichenecchi di Carlo V tentarono invano di conquistare Monteveglio: la leggenda narra che un'improvvisa tempesta di neve disperse miracolosamente gli assedianti. Ancora oggi, ogni anno, in ricordo di quel momento Monteveglio in festa offre alla Madonna un cero portato in processione all'antica pieve di Santa Maria. 

 

Come si intuisce, nel parlare dell'Abbazia di Monteveglio, è difficile tenere distinti gli aspetti religiosi da quelli militari. Questo accostamento ambiguo risulta evidente anche dall'aspetto stesso del complesso, che suggerisce l'immagine di un monastero-fortezza, un luogo spirituale ma al tempo stesso predisposto alla difesa.
La forma attuale dell'Abbazia è il risultato di radicali lavori di restauro eseguiti tra il 1927 e il 1931 sotto la guida dell'architetto Rivani, che ha eliminato ogni ammodernamento con l'intento di riportare il complesso allo stato originale . Il suo interno merita decisamente una visita: in particolare, sarete colpiti certamente dalla bellissima e suggestiva cripta. Meraviglioso anche il chiostro maggiore, visitabile soltanto la domenica e i festivi dalle 15:00 alle 17:00.

Oggi l'Abbazia è affidata alla Comunità dei Fratelli di San Francesco, che la governano secondo la loro filosofia di ascolto e povertà.

Al grazioso borgo di Monteveglio si arriva dal nucleo di San Teodoro, ai piedi del colle, che oggi ospita la sede amministrativa del Parco e il Centro di Educazione Ambientale. La passeggiata non presenta particolari difficoltà e permette un primo assaggio della bellezza paesaggistica. Il nostro consiglio è di lasciare l'auto nel Centro Parco e muovervi a piedi alla scoperta di questa piccola ma affascinante area protetta. Nel Parco esiste una rete di percorsi strutturati in modo da garantire la scoperta dell'intero territorio. La fruizione dell'area è possibile esclusivamente lungo questi percorsi, tutti ben segnalati, distinti in Sentieri Natura e Itinerari. Sarete davvero incantati dal mosaico di boschi, piccole valli e  paesaggi agricoli. Dal paesaggio brullo dei calanchi, antichissime rocce, si passa in breve alla rigogliosa vegetazione di umide valli, come quella del rio Ramato, dove si possono ammirare splendide fioriture di bucaneve e di orchidee a boschi aridi e soleggiati, a zone coltivate.

 

La valle del Samoggia ha una grazia speciale e tanti borghi da scoprire, Feel It ve li racconta e vi accompagna a vederli!

 

Silvana

 

 

 

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Commenti: 1
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