"S-ciao" fioi! breve manuale per la sopravvivenza in Veneto

Un dialetto (o lingua?!) si sa, è un tratto molto importante nella cultura italiana: è un chiaro segno distintivo della nostra provenienza e, volenti o nolenti, uno tra i tanti di certo lo capiamo. L'inflessione, a patto di aver studiato in qualche scuola di teatro, fa parte del nostro modo di esprimerci.. fa parte delle nostre tradizioni.

Quando ero ragazzina ero molto restìa a parlare in dialetto, lo trovavo rozzo e volgare, ma sotto sotto rimanevo ammaliata da mia mamma che spesso esordiva con espressioni in veneto che mi facevano ridere a crepapelle. Così, timidamente, ho cominciato anche io a introdurre nel mio parlato qualche parola in veneto, allo scopo di far ridere gli interlocutori con termini molto onomatopeici.

E così, spesso, riuscivo a rompere il ghiaccio con persone che di storie ne avevano parecchie, storie che senza il veneto non potrebbero esistere.

Mi sono dunque documentata sulla storia del dialetto (o lingua?!) della mia regione.  Il veneto è dunque riconosciuto come lingua dalla stessa Regione e dal Friuli Venezia Giulia, ma non dallo Stato Italiano, che ancora lo annovera come dialetto.

L'UNESCO, invece, la cataloga come "lingua vulnerabile" di una minoranza... Insomma, ognuno fa la propria ipotesi, senza definire chiaramente di cosa si tratti. Ma siccome a noi le catalogazioni non piacciono, passiamo oltre.

Il veneto è parlato correntemente dal 70% della popolazione e vi assicuro che anche tanti stranieri che vivono ormai da anni lo sanno parlare! Inevitabile per una completa integrazione nel tessuto della società, anche perché gli stessi mercanti veneziani lo usavano per i propri commerci.

Tutt'ora alcuni vocaboli del gergo marinaro sono in veneto, come cantiere ed arsenale. (dall'arabo as-sina'ah, casa della fabbricazione).

 

L'origine del veneto attuale deriva dal Latino volgare parlato dai Veneti antichi romanizzati a partire dalla fine del III secolo d.C., a testimonianza che non si tratta della lingua venetica parlata in origine dagli stessi e successivamente abbandonata dopo un periodo di bilinguismo.

La Repubblica della Serenissima era molto potente nei campi più pratici della nautica, architettura, del commercio o dell'arte, ma subiva queste sue eccellenze a discapito di altri settori, quali la letteratura. Marco Polo, infatti, dettò Il Milione a Rustichello da Pisa in lingua d'oeil, essendo in voga nelle corti dell'epoca. Per avere testimonianze scritte del veneto, occorrerà attendere il XVI secolo con Ruzante o Goldoni.

Il progetto di Giuseppe Lombardo Radice di sviluppare testi scolastici in veneto fu bandito dall'ondata fascista che travolse l'Italia in quel periodo. Come ben si sa, lo scopo del Duce era di accentrare il potere a Roma, eliminando le diversità linguistiche e tradizionali dei popoli italici.

In Veneto vi sono tutt'oggi delle sfumature dovute ai confini che toccano questa bellissima regione: nel basso Polesine vi sono infatti chiare influenze emiliane (ferraresi), a Belluno influenze ladine e a ovest chiare influenze lombarde. La lingua che però si discosta notevolmente dal veneto e degna di nota è il cimbro, lingua dalle lontanissime origine celtiche, amata da Rigoni Stern e parlata nell'altopiano dei sette comuni e della Lessinia. Buona parte dei villaggi presenti in quelle zone, infatti, richiamano popoli e tradizioni molto lontane.

 

Un elemento molto divertente e che ho scoperto da poco è la diffusione del veneto nelle sue varie forme e deformazioni dovute dai migranti che durante l'Ottocento ed il Novecento salparono verso nuovi continenti.

Il talian è lingua riconosciuta a tutti gli effetti e  tutt'ora parlata in Brasile dai nipoti di quelle persone che, fortemente nostalgiche di casa, sentivano la necessità di scavare alla ricerca delle proprie radici nella lingua che conoscevano e che non era né l'italiano né la lingua del Paese ospitante.

Ecco perché un dialetto (o una lingua) non si può ridurre al mero esercizio stilistico. Spesso è come la madeleine di Proust, un piccolo assaggio di ricordi che non vogliono essere dimenticati.

 

Ecco alcune parole in italiano di uso comune con etimologia veneta.

 

Ciao - deriva da S-ciao vostro (schiavo vostro) come saluto reverenziale

Ditta - da dita, con significato di sopracitata, suddetta. Termine utilizzato nei contratti commerciali

Ballottaggio - da Baeote, le palline usate a Venezia per la scelta del doge. Sorteggio effettuato da un puteo chiamato dalla Piazza San Marco

Cargo - derivante dal verbo cargar (caricare)

Ghetto - deriva dal verbo ghetar (raffinare metallo con la ghetta, ovvero l'ossido di piombo). 

Carampana - in italiano con il significato di una vecchia e brutta donna vestita in modo provocante, deriva dal luogo in cui vivevano le

                            prostitute, cioè nelle Ca' (case) dei Rampani, famiglia nobile della Repubblica Serenissima

Giocattolo - parola italianizzata derivante da zugatolo, in italiano era balocco

 

 

Altre parole in veneto, invece, hanno etimologie di antica storia.

 

Bisi - (piselli) dall'antico greco bizelia

Carega - (sedia) dal greco Karekla

Sparagnar - (risparmiare) dal tedesco sparen

S-chei - (soldi) dal tedesco Scheine

S-gnapa - (grappa) dal tedesco Schnaps

Cioco - (carciofo) dall'inglese Artichoke

Criare - (urlare, piangere) dal francese Crier 

 

E voi? Quali curiosità nasconde il vostro dialetto?

 

Laura

 

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Commenti: 1
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