Un balcone speciale su Bologna

"Bologna è una vecchia signora dai fianchi un po' molli col seno sul piano padano e il culo sui colli", cantava Francesco Guccini.
Una delle fortune di questa città è proprio la sua vicinanza alle colline. Dal centro, passeggiando, si raggiungono agevolmente i primi colli, e sembra di essere altrove, lontano dai rumori, dagli odori, dalla confusione inevitabile del centro abitato.
Pochi chilometri fuori da porta Castiglione c'è un posto speciale, uno dei panorami più belli di Bologna, quello che si vede dalla collina di san Michele in Bosco (132 m). Un convento in questo luogo era già presente nel 1100, ma è del 1364 l'arrivo dei monaci olivetani, che furono allontanati a fine Settecento a causa dell'oppressione francese e vi fecero ritorno nel 1933. Durante la loro assenza il complesso di San Michele in Bosco fu utilizzato come caserma e come prigione. Il complesso è costituito dalla chiesa e dall'adiacente convento, oggi sede dell'Istituto Ortopedico Rizzoli.

La chiesa che vediamo oggi, risalente alla fine del XV secolo ma più volte rimaneggiata e ricostruita nei primi decenni del '500, ha una bella facciata opera del celebre architetto ferrarese Biagio Rossetti con il portale in marmo di Baldassarre Peruzzi. Da essa si accede allo splendido chiostro ottagonale. 
Il convento venne terminato successivamente alla chiesa: nel 1539 Giorgio Vasari dipinse tre tavole per il refettorio (di cui una dispersa e le altre due trasferite alla Pinacoteca Nazionale, oggi rimane in loco soltanto una copia), mentre nel 1567 fu completato un braccio laterale del dormitorio. In seguito il progetto passò quasi esclusivamente nelle mani di Pietro Fiorini. Una delle caratteristiche più peculiari del complesso è il chiostro ottagonale, realizzato sempre su disegno del Fiorini tra il 1602 e il 1603 e affrescato da Ludovico Carracci e dai suoi allievi; purtroppo gli affreschi sono andati oggi quasi completamente perduti. 

 

Nel 1880 il grande chirurgo milanese Francesco Rizzoli acquistò il convento e il parco di san Michele in Bosco per crearvi un istituto ortopedico nel rispetto degli spazi dell'antico complesso. Inaugurato nel 1896, l'ospedale, che prese il nome dal suo fondatore morto prima di vederlo realizzato, fu poi egregiamente diretto da due luminari bolognesi dell'ortopedia: dapprima Alessandro Codivilla e, alla morte di questo, Vittorio Putti, che ne fu direttore per quasi trent'anni. Quando Putti morì, nel 1940, l'istituto era ormai avviato a diventare uno dei più importanti nel suo campo a livello internazionale. All'interno dell'Istituto Ortopedico Rizzoli, nei locali dell'ex convento, c'è una finestra "cannocchiale": avvicinandosi ad essa, si vede tutto il centro cittadino e si distingue la torre degli Asinelli a grandezza normale mentre, se si voltano le spalle e ci si allontana lungo il corridoio, girandosi, la torre appare di dimensioni enormi.

 

Il parco, di circa 7 ettari, fu realizzato durante la trasformazione del monastero in ospedale ed è tuttora di proprietà dell'Istituto, ma gestito dal Comune di Bologna. Lungo le pendici del colle si alternano grandi esemplari di cedro, conifere e una parte di bosco con querce maestose. Il suo recente restauro ha in parte recuperato il disegno originario e, soprattutto, ha ripristinato lo spettacolare panorama su Bologna che si apre dal piazzale della chiesa: un belvedere che nei secoli è stato ritratto in dipinti e stampe e ha incantato visitatori di tutti i paesi (tra i tanti, Stendhal che, di passaggio a Bologna nel 1817, ne magnificò la vastissima visuale).

 

Agli amanti del trekking il parco è noto anche per il sentiero CAI 902, che lo collega con il parco di Forte Bandiera.

 

Per me San Michele in Bosco significa la passeggiata dell'alba. Mi piace andarci mentre la città si sveglia, mi piace attraversare il parco nel silenzio assoluto, affacciarmi al belvedere e guardare Bologna dall'alto. Sì, è una bella fortuna davvero avere tante piccole oasi intorno alla città. Anche le vostre città ne hanno?

 

Silvana

 

 

 

 

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Commenti: 1
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