Com'è bello farsi cullare dall'arte del vogare...

La bellezza e la dannazione di Venezia è l'acqua.

 

Tutto ebbe inizio con l'invasione dei barbari che dal nord arrivarono a cavallo, distruggendo tutto ciò che incontravano sul loro cammino.  (se siete curiosi, Ariva i barbari a cavaeo è una canzone in veneziano che narra quei momenti cruciali).

Ma, come spesso accade, da una distruzione vi è una rinascita; in questo caso, la nascita di una città su acqua, impenetrabile per i popoli senza imbarcazioni, inadatta a coloro che mal sopportavano l'ambiente malarico della laguna. Si narra infatti che la lenta costruzione della città fu innanzitutto necessaria. Le migrazioni in laguna dei fuggitivi, infatti, si spalmarono nel corso di un secolo. I poveri migranti si ritrovarono dunque a fare i conti con l'ambiente che li circondava e si fece sempre più viva l'esigenza di un'imbarcazione adatta allo scopo della pesca.

Nacquero così le prime zattere, mezzi di trasporto rudimentali e che nulla avevano a che fare con le più sofisticate imbarcazioni attuali.

L'elemento però che accomuna tutte le imbarcazioni di Venezia è il tipo di voga praticato che, al contrario di quel che si pensa, trova una tradizione molto sentita anche in alcune città dell'entroterra veneto.

 

La voga alla veneta è veramente un mondo a sé; è una tradizione che a mio parere deve essere valorizzata adeguatamente e che non si può ridurre al mero galleggiamento della gondola.

Come già anticipato, la voga alla veneta nasce principalmente per esigenze di sopravvivenza: bisognava portare a casa del pesce per nutrirsi adeguatamente. In un ambiente ostile come quello della laguna, dove ad ogni metro il fondale cambia morfologia, la genialità veneziana ha sviluppato imbarcazioni in cui il vogatore, per spingere e direzionare la barca, deve stare in piedi e con lo sguardo rivolto a prua. Non ci possono essere errori di calcolo in laguna, vi sono molti ostacoli sui fondali così bassi e che spesso raggiungono pochi centimetri di profondità.

Ecco perché buona parte delle imbarcazioni a remi veneziane si prestano molto bene per la voga alla veneta.

Mascareta, sandolo, pupparino, caorlina, gondolino.... chi più ne ha più ne metta!

Un elemento, però, che le accomuna è la forcola o scalmo: un oggetto completamente in legno, spesso in noce, che serve a imprimere il movimento al remo del vogatore. Si tratta di un dettaglio indispensabile per gestire il remo nell'ambiente lagunare. A differenza della remata all'inglese (in cui la remata è monodirezionale),  il remo non può essere incastrato, ma deve essere libero per poter frenare, virare e spingere.

Esempi di forcola

Era una tiepida giornata di settembre, e per la prima volta, a vent'anni ho partecipato ad un bacaro tour " a remi". A Venezia c'ero stata solo di sfuggita, per qualche Carnevale o in qualche giornata buca a scuola. Da quel giorno ho capito che Venezia era molto di più e che poteva offrire delle belle esperienze anche a quelle persone che a Venezia non vanno per evitare la folla.

Ho scoperto che la voga era un'arte anche del mio paese, di Battaglia Terme e Monselice; i veneziani infatti erano interessati alla trachite dei miei colli per la realizzazione di tutta la pavimentazione della città. E se pensate che un tempo un cavallo costava quanto una Ferrari, capirete che le vie d'acqua erano il metodo più efficace per trasportare dai Colli Euganei alla laguna tonnellate di materiale. La voga alla veneta, come già accennato, è soprattutto testimone di una storia millenaria, in cui l'ingegno veneziano ha saputo adattarsi all'ambiente che lo circondava, plasmando il corso dei fiumi, creando delle chiuse, costruendo solidi argini per i cavalli che trascinavano la merce posta  lungo i canali delle città.

 

Se siete interessati a conoscere da vicino le storie di Padova e Venezia da una prospettiva più "liquida", vi invitiamo ai due appuntamenti di voga alla Veneta, che si terranno il 2 ed il 10 luglio rispettivamente a Venezia e a Padova.

 

La mascareta, ovvero un'imbarcazione leggera e veloce. Si racconta che le dame che utilizzavano questa imbarcazione uscivano mascherate.

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