C'è vita alla Certosa di Bologna

Questa settimana vi invitiamo a scoprire un luogo di Bologna forse insolito per un'escursione della domenica, ma sicuramente molto affascinante e colmo di impensabili opere d'arte che svelano aspetti curiosi ed inaspettati dei personaggi che ci sono passati o che ancora riposano entro le sue mura: il Cimitero Monumentale della Certosa. La Certosa è un luogo comunemente dedicato alla memoria dei nostri cari, ma che ha molto da offrire anche a coloro che per proprio interesse decidono di andare a visitarlo. E infatti quest'anno, come da un po' di tempo, associazioni come "Amici della Certosa" terranno visite guidate al suo interno, nonché concerti strumentali e spettacoli di teatro durante la primavera e l'estate. L'associazione opera ius tratta collaborazione con il Museo del Risorgimento che, nell'ambito dell'Istituzione Musei Civici del Comune di Bologna, si occupa del Progetto Certosa ed offre numerosi spunti per approfondire argomenti storici, letterali ed artistici di cui questo luogo poliedrico è testimonianza.

 

Il cimitero della Certosa di Bologna venne fondato nel 1801 riutilizzando le strutture del convento certosino edificato a partire dal 1334 e soppresso nel 1796. La chiesa di San Girolamo è testimonianza intatta della ricchezza perduta del convento. Alle pareti spicca il grande ciclo di dipinti dedicati alla vita di Cristo, realizzato dai principali pittori bolognesi della metà del XVII secolo. Fulcro del cimitero è il Chiostro Terzo, riflesso fedele della cultura neoclassica locale dove, alle iniziali tombe dipinte, si sostituirono poi opere in stucco e scagliola e - a partire dalla metà dell'Ottocento - in marmo e bronzo. Il complesso nel corso dei secoli è il risultato di un'articolata stratificazione di logge di grande ampiezza e monumentali. All'interno si conserva un vastissimo patrimonio di pitture e sculture realizzate da quasi tutti gli artisti bolognesi attivi nel XIX e XX secolo, testimonianza delle complesse vicende artistiche, storiche ed intellettuali di Bologna, cui si sono aggiunte in anni recenti alcuni interventi di artisti contemporanei. Notevoli le presenze artistiche ottocentesche "forestiere", vero banco di confronto e stimolo per gli artisti locali.

 

Nel cimitero sono ospitate alcune figure importanti per la storia locale e nazionale tra cui lo statista Marco Minghetti; i pittori Giorgio Morandi e Bruno Saetti; il premio Nobel per la letteratura Giosuè Carducci e lo scrittore Riccardo Bacchelli; il cantante d'opera Carlo Broschi detto Farinelli, il compositore Ottorino Respighi ed il cantante Lucio Dalla; il generale Giuseppe Grabinski ed il primo ministro Taddeo Matuszevic, polacchi; i fondatori delle aziende Maserati, Ducati e Weber e della casa editrice Zanichelli.

La Certosa stata per tutto l'Ottocento mèta privilegiata del visitatore a Bologna. Lord Byron, Jules Janin, Charles Dickens e Theodor Mommsen hanno lasciato traccia scritta della loro passeggiata nel cimitero.

 

"Andate sempre così, diritto diritto, al riparo del sole,

e quando avete fatto tre miglia e percorso settecento archi, siete giunto".

 

Così il drammaturgo Jules Janin parla di uno dei suoi luoghi preferiti della città per riposare, pensare, lavorare, dopo aver percorso tre miglia al riparo dei portici venendo dal centro.

 

Gli appassionati di mistero e magia troveranno un bel po' di attrattive: storie stravaganti, leggende, misteri e pratiche inconsuete. Non mancano aspetti esoterici, come testimoniano le sfingi, le lucerne, i caducei ed il più conosciuto simbolo dell'Eternità - l'ouroboros - il serpente che divora la propria coda. L'Ouroboros, o serpens qui caudam devorat, in più culture, è il simbolo assoluto del Tempo, nell'eterna perfezione dei suoi cicli, che nell'alchimia e nell'ermetismo circoscrive l'assioma greco uno il tutto (En to pan); proprio ad evidenziare il fatto che ogni cosa è soggetta a Dio, Infinito ed Eterno Signore dei tempi, Centro e Circonferenza dell'intero creato. Un simbolo che troveremo nella tomba Guidi, uno dei più sorprendenti monumenti funerari che sorgono all'interno delle mura della Certosa.

La stessa storia del luogo registra inoltre episodi di fantasmi o di storie fantastiche, di morti che si rivolgono ai vivi attraverso i monumenti ed i loro spiriti. Nel cimitero bolognese è sepolta Anna Bonazinga D'Amico (1830-1906) la "chiaroveggente più rinomata del sec. XIX" che tenne un "Gabinetto medico magnetico" dove la Sonnambula diede consulti per lunghi anni.

 

Ed ecco alcune delle tombe che non potete mancare di omaggiare dopo aver varcato i cancelli:

 

la Tomba Guidi - Chiostro I° d’Ingresso

Il monumento è dedicato a Giovanni Guidi, deceduto nel 1818. La ricca simbologia presente rimanda alle qualità morali del defunto e tra questi

compare l’Ouroboros.

 

La Tomba Legnani - Chiostro Terzo

Il dipinto è dedicato a Girolamo Legnani (m. 1805). L’impostazione in stile egizio esprime la diffusione dei modelli settecenteschi di Giovanni

Battista Piranesi, e molti dei simboli presenti sono tipici della cultura massonica.

 

Olindo Guerrini (1845-1916) alias Lorenzo Stecchetti -Sala del Colombario

La lapide dedicata alla famiglia Guerrini ricorda una delle figure più importanti della cultura satirica.

 

Tomba Frassetto - Campo Carducci, Muro di cinta lungo il canale

Il monumento è dedicato al celebre antropologo Fabio Frassetto (1876-1953) ed al figlio morto durante la Seconda Guerra Mondiale. Lo scultore Farpi Vignoli li ritrae in un eterno dialogo sulla morte, cui allude il teschio stretto dal padre.

 

Giosue Carducci (1835-1907) - Campo Carducci

Nel 1879 il Premio Nobel per la letteratura compose l’ode Fuori alla Certosa di Bologna, in cui viene ripercorsa la storia millenaria del luogo, ed al termine i morti si rivolgono ai vivi con le seguenti parole: Oh! Amatevi al sole! Risplenda su la vita che passa l’eternità d’amore.

 

I cimiteri sono luoghi di cordoglio, ma allo stesso tempo sono testimonianza ultima, celebrazione e memoria di esistenze vissute: venite a scoprire quanta vita c’è alla Certosa di Bologna.

 

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Commenti: 1
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