Universa universi patavina libertas

Gli splendori dell'Università di Padova ai tempi della Serenissima

 

Padova è il Santo, l'orologio di Piazza dei Signori, Prato della Valle ed anche la Specola. Padova, per chi non lo sapesse, è anche la seconda università più antica d'Italia e la sesta al mondo.

Tra le fila di questo Studium si annoverano  personaggi del calibro di Galileo, Dondi, Foscolo, Copernico e Leon Battista Alberti... Insomma, gente che ne sapeva!

Il legame che sto intrecciando con la città di Bologna trova dunque un senso per me e le analogie tra le due città universitarie sono strabilianti, soprattutto dal punto di vista architettonico. Palazzo Bo e l'Archiginnasio sono praticamente identici! 

Per non parlare poi dell'affascinante storia che lega queste due città: gli studenti di Bologna in cerca di maggiore libertà di parola e di espressione si trasferirono a Padova e con il motto "Universa Universis patavina libertas" (tutta intera, per tutti, la libertà nell'Università di Padova) nel 1222 si registrò agli atti notarili una vera e propria organizzazione universitaria.

La tolleranza nei confronti degli studenti di religione protestante ed ebraica trovò riscontro nel fatto che molti dei giovani allievi erano stranieri e addirittura non cattolici. Basti pensare che gli studenti tedeschi erano il gruppo più numeroso e non erano obbligati ad aderire alla religione cattolica, al contrario di ciò che veniva richiesto espressamente dalla bolla papale dell'epoca. Nacquero dunque due distinzioni, Transalpini e Cisalpini, secondo un criterio etnico-geografico. Il rettore era eletto direttamente dagli studenti e proveniva ad alternanza da uno dei gruppi, con lo scopo di dare voce anche agli scolari stranieri.

Inizialmente si stabilì in quanto Universitari Iuristarum, ed impartiva lezioni di diritto civile e canonico, ma già attorno al 1250 iniziò l'insegnamento della medicina e delle Arti. E così si spiega più chiaramente il sigillo universitario, in cui sono rappresentati Cristo risorto e santa Caterina d'Alessandria.

Il primo era patrono dei medici e giustamente rievocato in quanto essi erano chiamati a ridare vita ai corpi malati, mentre santa Caterina d'Alessandria era patrona dei giuristi, in quanto figura ben nota per essersi difesa da sola poco prima del martirio e, grazie alla sua eloquenza, lasciò a bocca aperta i suoi aguzzini.

L'Università di Padova dall'inizio del 1400 divenne lo "Studio di San Marco", ovvero l'unica università dell'allora Repubblica Veneta; qualora si ambisse a un impiego pubblico, era obbligatoria la frequentazione dell'Università patavina.

Durante la dominazione veneziana, però, si registrò un forte malcontento tra gli scolari: la Serenissima, infatti, decise di negargli la possibilità di scegliere i propri docenti, a favore di vere e proprie assunzioni di cattedre, attribuite dagli organi competenti.

Il periodo veneziano, però, vede anche momenti di grande splendore e si distingue per i grandi lavori di ampliamento e ristrutturazione. In poco tempo si costruì il Palazzo Bo, (sede principale dell'Università), l'Orto semplice (1545, nonché il primo giardino botanico in Europa) e, per finire, il teatro anatomico stabile.

Il corso degli studi aveva una durata di circa 6 anni (che scesero a 5 nel Cinquecento e a 4 nel Settecento)e gli studenti dovevano seguire le lectiones, prendere parte attiva alle repetitiones, alle questiones ed alle disputationes.

Per conseguire la laurea, lo studente doveva sostenere due prove: una privata ed una pubblica.

Quest'ultima si svolgeva fino al XV secolo nel duomo di Padova, alla presenza di un vescovo o di un suo delegato.

Il neolaureato doveva ricevere dal proprio maestro il berretto dottorale, un anello d'oro ed un bacio accademico.

Da parte sua lo studente doveva sostenere diverse spese: pagare i professori presenti alla cerimonia, banchetti e festeggiamenti e inoltre toghe, berretti ed anelli da regalare al vescovo...addirittura dovevano pagare gli inservienti delle pulizie!

Ma come funziona oggi una laurea a Padova? Ai giorni nostri il bacio accademico è cosa rara e forse il momento di cui si ha più memoria sono i festeggiamenti: il "povero" neolaureato viene insignito della corona d'alloro per le foto istituzionali, ma dopo qualche minuto è generalmente costretto a travestirsi in modo ridicolo, diventando dunque oggetto di scherno dei suoi cari amici. E così, davanti a un pubblico e nel bel mezzo del centro storico, il malcapitato dovrà leggere il proprio "papiro", un foglio di dimensioni enormi sul quale è raffigurata una caricatura ed è resa nota tutta la vita del neolaureato, grazie ad un resoconto volgare e che riassume gli anni di follia dell'università.

Al ritmo della canzone "Dotore, dotore, dotore del buso del cul, vaffancul vaffancul!" l'ormai ex studente dovrà sottoporsi ai più crudeli scherzi che gli amici organizzano per lui. I festeggiamenti simboleggiano l'addio alla bella vita da studente e l'inizio della propria vita lavorativa, sicuramente meno scherzosa e divertente!

Un bel primato riservato a Padova, oltre all'orto botanico, risale al 1678, quando Elena Lucrezia Cornaro Piscopia ottenne la laurea in filosofia: fu la prima donna al mondo ad affacciarsi al mondo accademico.

La sua laurea, però, fu solo un piccolo spiraglio, tanto che bisogna aspettare il 1732 per rivedere una donna laureata in Italia, tale Laura Bassi.

Nel 1733 Caterina Dolfin donò all'ateneo padovano la statua raffigurante Elena Lucrezia Cornaro, che ora è posta ai piedi dello scalone Cornaro, nel cortile Antico di Palazzo Bo. Omaggio alla prima donna laureata al mondo, ma oggi anche simbolo dell'emancipazione femminile.

 

Laura

 

 

 

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