Bologna e le osterie

La storia di una città si può ricostruire attraverso i suoi luoghi, i personaggi che l'hanno attraversata, i mercati, i racconti. Bologna può essere narrata anche attraverso le sue osterie. Non per niente, Bologna è la "grassa", la città che tiene in grande considerazione il bere e il mangiare. Da sempre simbolo della "bolognesità", l'osteria è il luogo per eccellenza dove ritrovarsi, stare insieme, bere un buon bicchiere di vino, fare chiacchiere. I primi locali di questo tipo in città risalgono alla fine del XIII secolo, nel 1396 se ne contavano ben 32! Erano frequentate da viandanti, nobili rinascimentali, artisti, briganti, poeti. Circolano storie e leggende su ricchi mercanti e gente un po' equivoca intorno alle antiche osterie bolognesi, e tale era la loro importanza che nacque addirittura un bellissimo gioco dell'oca basato sulle osterie, inciso da Giuseppe Maria Mitelli nel 1712, ristampato e diffuso ancora oggi: esso elenca cinquantasette osterie della città ricordate con il nome, l'insegna, l'ubicazione e le specialità, che lo rendono un'importante fonte documentaria. Con il passare del tempo, la presenza di così tante osterie creò dei problemi, che il comune cercò di risolvere con diversi provvedimenti. In particolare, nella seconda metà dell'Ottocento vennero adottate delle misure in cui si sottolineava l'obbligo per i bettolieri di pulire le zone adiacenti alle osterie, evitando così che i portici diventassero latrine. Per quanto riguarda gli orari, la soluzione per evitare grida e schiamazzi durante la notte, fu la creazione delle "bocchette", delle fessure tra le grate dalle quali veniva servito il vino. In questo modo, i clienti si fermavano solo pochi minuti, il tempo di una bevuta. Il rifornimento di vino alle osterie di Bologna era, nell'antichità, riservato alla Compagnia dell'Arte dei Brentatori, che si trovava in via dei Pignattari; la Compagnia consegnava il vino alle osterie e ne riscuoteva la relativa tassa, applicata non solo sulla quantità acquistata ma anche sulla qualità del vino. Si dice che a un certo punto della storia i bolognesi avessero ridotto la loro presenza in alcune osterie, preferendo intrattenersi davanti ad una fontana e ristorarsi con le sue acque. La riduzione di entrate nelle casse del comune, a seguito del minor consumo di vino, fece indurre l'amministrazione comunale a distruggere addirittura la fontana. Tra le tante, c'era l'Osteria del Montone, nell'odierna via Castiglione, l'Osteria del Leone che era frequentata da ricchi commercianti. Vive ancora l'Osteria del Moretto in san Mamolo, che ha ispirato a Guccini la "Canzone delle osterie di fuori porta", l'Osteria del Cappello Rosso, che è ancora attiva con i suoi seicento anni di storia e che era destinata agli ebrei, quando gli ebrei potevano sostare a Bologna soltanto una notte e soltanto in questa osteria. L'Osteria de' Poeti, a Bologna dal 1600, uno dei luoghi del movimento culturale bolognese degli anni '60, teatro di riunioni e bevute di Guccini, Dalla e altri personaggi della Bologna di quegli anni. E poi c'era lei, la "regina" delle osteria bolognesi, la più antica e famosa mescita di vino della città, che è ancora oggi uguale a quella di un tempo: l'Osteria del Sole. Questa chicca, di cui Bologna può ben vantarsi, si incastra tra botteghe tradizionali, nel cuore del centro storico e del mercato, dal 1465, in una viuzza stretta stretta e corta. L'aspetto è quasi dimesso, insegne non ve ne sono, all'interno c'è una Bologna che non si vede altrove, le pareti sono colme di ricordi e di cimeli. All'Osteria del Sole si viene per bere, vino o birra; gli osti rifiutano categoricamente di servire dell'acqua, per non parlare del caffè. E non vi si trova da mangiare. La particolarità che rende questo posto unico è che ci si può portare cibo dall'esterno, da casa, farsi un cartoccio con il pane e la deliziosa mortadella, che si trova in abbondanza nelle botteghe attigue.  Varcare la soglia di questa osteria, accolti da una grande sala informale con lunghi tavoli di legno, è a Bologna un rito. Negli ultimi anni sono nate e continuano a nascere a Bologna tante altre osterie, declinate in versione un po' più moderna, con cibi deliziosi e tanti tipi di vini, come l'Osteria la Tigre, gestita da Cesare Cremonini in via Orfeo, o l'osteria Marsalino in via Marsala.

Silvana

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Commenti: 1
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