Tenerina e Panpepato, Ferrara ci delizia

Questa settimana andiamo a Ferrara, una delle città più belle dell’Emilia-Romagna. Ferrara fu importante centro medievale, l’intrigo di strade nascoste e irregolari ne sono testimonianza;  ma fu anche una delle corti più sfarzose del Rinascimento, come possiamo constatare dagli spazi aperti, luminosi e geometrici che ne regolano la sua forma. È famosa per il suo castello, i suoi palazzi, le chiese, le opere d’arte, per le biciclette e molto altro ancora.

Oggi però ci concentriamo su un altro caposaldo di questa magica città: la pasticceria. E in particolare vi svelerò da dove nascono e come vengono consumati due specialità che fanno girare la testa non solo ai ferraresi: la torta Tenerina e il Panpepato.

Partiamo dalla mia preferita, la torta Tenerina, la tipica torta al cioccolato, bassa per tradizione e dal cuore cremoso, come lo era la regina Elena Petrovich, non bassa! Ma dal cuore tenero! E sì, in origine infatti era chiamata Torta Montenegrina, paese di origine di Elena che convolò a nozze con Vittorio Emanuele III nel 1896 e che in suo onore fece preparare il dolce più famoso dell’entroterra emiliano. Il loro fu amore a prima vista, quando si incontrarono al teatro “La Fenice” di Venezia, almeno così raccontano le cronache dell’epoca. Non per niente, la torta Tenerina è anche la torta degli innamorati. I ferraresi golosoni e fieri del loro dolce tipico gli diedero il nome di Torta Tacolenta proprio perché il suo cuore tenero tende ad attaccarsi al palato. Più tardi prese il nome odierno, forse meno tradizionale ma molto suggestivo…

Ideale a colazione, come dessert o con il tè a metà pomeriggio, con una spolverata di zucchero a velo, o con una cucchiaiata di panna montata, magari al sapore di cannella, va sempre bene! Il suo segreto è la totale assenza di lievito e una quantità minima di farina. Ma non per questo va annoverata nella classifica dei dolci “light”, anzi! Uova, burro, zucchero e cioccolato la rendono super energetica ma irresistibile. Per le quantità precise, lascio la parola ai ferraresi! Io sono lombarda e non vorrei mai peccare di presunzione…

 

Passiamo quindi al Panpepato. Dolce tipico natalizio ma disponibile tutto l’anno, caratterizzato da una storia molto più antica e da una preparazione decisamente più impegnativa. Come vuole la tradizione, le famiglie più scrupolose mettevano a macerare i chicchi di pepe nell’acqua già la sera prima che sarebbe servita poi per impastare tutti gli ingredienti il giorno dopo: mandorle, frutta candita, zucchero, spezie, farina, cacao, pinoli, caffè, miele, cannella, noce moscata (gli ingredienti variano in base alla personalizzazione delle ricette), il cioccolato – che a quanto pare sarebbe l’ingrediente che fa la differenza rispetto alle altre regioni - e l’ingrediente segreto… il mosto d’uva cotto! Avrete capito che anche in questo caso si parla di un dolce molto sostanzioso! Sono in molti a chiedersi se questo dolce non sia originario della Toscana… in realtà Siena da sempre ne rivendica la patria potestà rovistando tra documenti che ne attesterebbero la nascita già in epoca medievale. La contesa non sembra volersi arrestare e anche se non posso garantire l’esistenza del Panpepato nel Medioevo proprio a Ferrara, di per certo sappiamo che la corte Estense facesse scorpacciate di pani speziati e questo perché fortemente influenzati dall’Oriente da dove provenivano le materie prime ovviamente. Si racconta anche che furono le monache di clausura ferraresi a  preparare questo dolce profumato e delizioso come omaggio da portare in dono alla corte e quindi ecco spiegato il forte collegamento con il Convento del Corpus Domini! Ultima cosa: Panpepato (come lo abbiamo chiamato fin’ora) o Pampapato? Bella domanda, nessuna risposta certa… dicono che vanno bene entrambi, ma lasciamo l’ultima parola ai ferraresi…

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Commenti: 1
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