San Domenico e i suoi segreti

In un lunedì di gennaio le nostre eroine di FEEL IT! hanno affrontato il freddo in nome della cultura e della spiritualità, per scoprire un universo silenzioso, un mondo che si conserva nei secoli e che, per questo, conserva a sua volta un fascino immutevole; stiamo parlando della Basilica di San Domenico.

Situato all'interno delle mura cittadine, a due passi da Piazza Maggiore e dalle più tradizionali attrazioni bolognesi, questo luogo di culto è custode delle reliquie del Santo, Domenico di Guzman, fondatore dell'ordine omonimo, e di una storia lunga ben 800 anni.

Lo stupore è iniziato non appena si è aperto il portone d'entrata: siamo state accolte da Padre Angelo, sotto priore e nostra guida nelle viscere della Basilica. Attraverso una serie di porte e scale giungiamo in Sala Bolognini e ci rendiamo conto che la quantità di libri conservata rappresenta la vera essenza dell'ordine. Dalla fondazione, questi fraticelli si sono occupati della "povertà spiriturale" del popolo che, siamo onesti, ai tempi del Medio Evo aveva perso la trebisonda.

Ed infatti il nostro Cicerone è più che a suo agio tra gli 8000 tomi abbarbicati tra le teche delle due sale del convento. Io e Silvana, invece, continuiamo a guardarci con stupore e rispetto reverenziale... Storia che trasuda dai libri, tra miniature di manoscritti ed i primi prototipi di libri. Padre Angelo però sottolinea che anche tra le mura del convento la tecnologia avanza e che la fibra ottica arriverà ben presto anche da loro.

Ed ecco che in mezzo alle librerie spuntano gli studenti della scuola di teologia e gli aspiranti domenicani; in silenzio (si può dire!) religioso, consultano tomi e studiano le massime della filosofia.

Proseguiamo la visita tra i corridoi riservati ai frati ed incontriamo Padre Fabrizio, un ometto simpaticissimo che ci offre un caffé nel loro refettorio. Oramai ci sentiamo a casa; ci confessano che le sale adibite ai pasti erano altrove, ma Napoleone, come sempre, ci mise lo zampino e confiscò buona parte dei beni della Chiesa, riducendo il potere degli ordini e facendo un po' quel che gli pareva.

La visita continua tra il labirinto della clausura e finalmente arriviamo alla cappella in cui sono ancora visibili le pareti della cella di San Domenico... a prova di claustrofobia!  Il Santo trovò rifugio nella chiesa che dapprima prendeva il nome di San Nicolò delle Vigne, ma con la sua morte diede nuovamente nome a quella che sarà poi la Basilica fondatrice dell'ordine in tutto il mondo.

Il chiostro principale (quello per gli ospiti importanti,tanto per intenderci) raccoglie le epigrafi dei professori che hanno insegnato alla scuola di teologia e ai saggi che in qualche modo hanno contribuito allo sviluppo spirituale della Basilica; per i fraticelli un piccolo cimitero interno alla clausura poteva più che bastare. Ed ecco spuntare delle tartarughe, grandi più di un pugno, che stanno immobili in letargo, in attesa della primavera e che occupano un giardinetto che verremo a scoprire essere proprio il cimitero dei primi domenicani.

Dopo una visita veloce alla Basilica, usciamo trafelate proprio qualche minuto prima dell'inizio della "sesta ora" (la messa di mezzogiorno) e in un attimo constato di essere catapultata nella frenesia di Bologna. Mi ci vuole un po' prima di rendermi conto di dove mi trovo.

Il silenzio del convento aveva in qualche modo congelato la mia attenzione nelle storie della Basilica, del suo Santo e di tutti coloro che hanno contribuito a renderla un posto speciale.

 

Laura

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Commenti: 1
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